{"id":13,"date":"2011-09-13T14:47:40","date_gmt":"2011-09-13T14:47:40","guid":{"rendered":"https:\/\/benedettopietrogrande.it\/?page_id=13"},"modified":"2022-08-04T20:56:13","modified_gmt":"2022-08-04T20:56:13","slug":"biografia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/benedettopietrogrande.it\/","title":{"rendered":"Biografia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-212 size-medium alignright\" title=\"s_michele_monza\" src=\"https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-254x300.jpg\" alt=\"\" width=\"254\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-254x300.jpg 254w, https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-868x1024.jpg 868w, https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-768x906.jpg 768w, https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-1301x1536.jpg 1301w, https:\/\/benedettopietrogrande.it\/wp-content\/uploads\/2022\/08\/DSC_7000-1735x2048.jpg 1735w\" sizes=\"auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px\" \/><\/a>BENEDETTO PIETROGRANDE (1928-2019)<\/p>\n<p>Benedetto Pietrogrande nasce a Montegalda (Vicenza) il 19 novembre 1928.<br \/>\nStudia al Liceo artistico a Venezia per poi frequentare l\u2019Accademia di Belle Arti con Venanzo Crocetti (1913-2003) che nel 1946 era succeduto ad Arturo Martini sulla cattedra di scultura.<br \/>\nPietrogrande diventa a sua volta docente all\u2019Accademia di Venezia appena terminati gli studi. Negli anni Cinquanta inizia a partecipare a concorsi, rassegne e mostre di giovani artisti, in particolare quelli promossi dalla Fondazione Bevilacqua La Masa. Il suo studio \u00e8 alla Giudecca nella casa dei \u201cTre oci\u201d, frequentata all\u2019epoca da artisti quali Primo Conti, Carlo Scarpa, Roberto Ferruzzi, Friedensreich Hundertwasser, Gregorio Sciltian, Ilse Bernheimer.<br \/>\nAll\u2019inizio degli anni Sessanta segue con intensa partecipazione l\u2019evento epocale rappresentato dal Concilio Ecumenico Vaticano II a cui dedica numerosi emblematici bassorilievi. In seguito si trasferisce a Milano, dove nel 1964 si tiene, presso la Galleria San Fedele, una delle sue prime personali. A Milano diverr\u00e0 titolare della cattedra di discipline plastiche presso il Liceo artistico di Brera, dedicandosi in maniera sempre pi\u00f9 esclusiva alla scultura e alle commissioni in ambito pubblico e privato che si sono succedute negli anni.<br \/>\nAi riferimenti culturali appartenenti alla sua formazione nel periodo veneziano (lo studio dall\u2019arte classica e bizantina; il dibattito del secondo dopoguerra su realismo e astrattismo; l\u2019interesse per la figura umana secondo la lezione di maestri del Novecento come Henry Moore, Marino Marini, Alberto Giacometti) si aggiungono nuovi stimoli a contatto con l\u2019ambiente milanese. Le forti istanze di rinnovamento sociale che emergono a ridosso del 1968, unitamente a una costante ricerca a livello spirituale, lo portano a frequentare la cittadella della Pro Civitate Christiana di Assisi, laboratorio in quegli anni di vivaci sperimentazioni culturali, dove terr\u00e0 una personale.<br \/>\n\u00c8 negli anni Settanta, in pieno clima di contestazione, che Pietrogrande sviluppa la sua po-etica, strettamente legata a una dimensione esistenziale, che si sforza di esprimere, aldil\u00e0 della denuncia sociale, la dignit\u00e0 dell\u2019uomo attraverso oggetti quotidiani che diventano simboli. Nascono le serie delle \u201cbisacce\u201d e delle \u201cvaligie\u201d che alludono a temi a lui cari quali il fenomeno dell\u2019immigrazione (che osserva nei frequenti spostamenti tra Milano e Venezia) e i \u201crelitti\u201d che alludono alla Guerra del Vietnam.<br \/>\nNegli anni Ottanta e Novanta l\u2019evoluzione del suo linguaggio plastico passa per gli \u201csfratti\u201d<br \/>\ne le \u201cmemorie\u201d: composizioni realizzate con elementi di mobilio abbandonato intesi come tracce, di vicende umane osservate con empatia. \u00c8 la rappresentazione del dramma della precariet\u00e0 e della fragilit\u00e0 della condizione umana, sempre unita per\u00f2 a un messaggio di speranza espresso dal dinamismo delle forme. La profondit\u00e0 dei contenuti supera la distinzione tra arte sacra e non, tanto \u00e8 vero che parallelamente a queste ricerche Pietrogrande continua a dedicarsi al soggetto religioso.<br \/>\nPer quanto riguarda le opere monumentali, la prima commissione importante \u00e8 il Giovanni XXIII ordinatogli dal Comune di Corsico nel 1973. Seguiranno: Monumento a Giulio Natta, Ferrara 1980; Monumento alla Pace, Figino 1983; Monumento alla Pace, Grisignano 1986; Monumento a San Michele Arcangelo, Monza 2004; Statua di N.S. di Fatima, Fatima 2008.<br \/>\nLe sue creazioni nascono con l\u2019obiettivo di inserirsi armoniosamente nei luoghi dove vanno a disporsi con l\u2019intento non tanto di \u201cmonumentalizzare\u201d gli spazi ma di \u201cumanizzare\u201d gli am-bienti. Per questo motivo opera spesso in collaborazione con architetti, convinto dell\u2019importanza del rapporto tra la scultura e lo spazio. Molte sue produzioni nascono da una progettazione condivisa armonizzando i reciproci linguaggi: \u00e8 il caso dei suoi interventi nelle chiese di Romano di Lombardia (1979), di Cadine (1990), di Cavi di Lavagna (1990-1991), di Milano Due (1992), di Dragoncello-Roma (2000). Con pari impegno inserisce soluzioni nuove in chiese antiche nel rispetto del contesto (ad esempio: basilica preromanica di Santa Maria Assunta in Calvenzano, Vizzolo Predabissi 1997; cappella preromanica dei Martiri Anauniesi nella basilica di San Simpliciano, Milano 2005; chiesa di Santa Maria alla Fonte, Milano 2013). In questa direzione si colloca anche l&#8217;intervento scultoreo presso la basilica di San Giuseppe al Trionfale a Roma (2013) dove ha inserito dieci bassorilievi in bronzo sul preesistente portone ligneo.<br \/>\nPer diversi anni \u00e8 stato membro della Commissione d\u2019Arte Sacra per la Diocesi di Milano.<br \/>\nNel 2015 gli viene dedicata un&#8217;ampia retrospettiva al Museo Diocesano di Milano.<\/p>\n<p>Muore a Milano il 5 marzo 2019.<\/p>\n<p>Presente a partire dagli anni \u201960 in numerose rassegne artistiche: Biennale del Bronzetto (Padova), Biennale della Scultura (Palazzo della Permanente \u2013 Milano), \u201cArte Sacra in S. Simpliciano\u201d(Milano), Biennale di Arese (Villa Reale di Monza).<br \/>\nHa tenuto diverse personali e collettive presso la galleria Bevilacqua-La Masa di Venezia, la Galleria S. Fedele di Milano, il Centro S. Michele di Cremona.<br \/>\nHa partecipato, tra l\u2019altro, alle mostre \u201dS. Paolo nell\u2019arte contemporanea\u201d(Braccio di Carlo Magno, Citt\u00e0 del Vaticano &#8211; 1977) e \u201cPaolo VI, una luce per l\u2019arte\u201d (Museo del Duomo di Milano\/ Musei Vaticani &#8211; 1999).<br \/>\nE\u2019 vincitore del primo premio del Concorso nazionale per la scultura \u201cGiovanni Tavani\u201d nel 1989.<br \/>\nSue opere figurano in collezioni pubbliche e private, quali la Galleria d\u2019Arte Contemporanea della Pro Civitate Christiana di Assisi, la Collezione Paolo VI Arte Contemporanea di Concesio (BS), il Museo Diocesano di Milano e in Vaticano. Inoltre ha realizzato monumenti funebri nel cimitero Monumentale di Milano e in altre citt\u00e0 d&#8217;Italia.<br \/>\nHanno parlato di lui: Bernardini, Biscottini, Boccardi, Bonometti, Brevini, Brugnaro, Carluccio, Minassian, Monteverdi, Nicoletti, Peduzzi, Perocco, Raboni, Scazzoso, Scheiwiller, Severi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BENEDETTO PIETROGRANDE (1928-2019) Benedetto Pietrogrande nasce a Montegalda (Vicenza) il 19 novembre 1928. 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